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La storia di Eric Clapton: una vita di incroci e partenze. L’autobiografia di musicista di blues

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Scorrendo la autobiografia di Eric Clapton, uno dei più grandi chitarristi della storia della musica, colpisce la fitta rete di incontri che, come degli incroci, hanno portato l’artista a scegliere nuove strade e a cimentarsi in collaborazioni preziose e irripetibili. Questa è la sua storia. La storia di un musicista e di un uomo che si troverà di fronte alla perdita più grande che un padre possa sopportare.

La stella del suo talento si accende a tredici anni, quando riceve in regalo una chitarra. Clapton cresce con i nonni, che fino a 9 anni penserà essere i suoi veri genitori, e con questo strumento inizia una passione che lo porta subito ad allenarsi molte ore, per imparare gli accordi e suonare la musica di artisti blues, da lui amati.

clapton La storia di Eric Clapton: una vita di incroci e partenze. Lautobiografia di musicista di bluesComincia esibendosi come solista nelle strade, per poi passare, siamo all’inizio degli anni ’60, dopo piccole formazioni, negli Yardbirds, che lascia per i Bluesbreakers di John Mayall, decisamente più vicini allo stile blues che è la sua passione. Con loro, nel 1966, incide il disco Bluesbreakers with Eric Clapton, unico prodotto della collaborazione, ma assolutamente di valore.

In quello stesso anno, conosce Ginger Baker, e l’eclettico Jack Bruce e con loro fonda il gruppo rock-blues dei Cream. Quegli anni scandiscono 3 album di successo, Fresh Cream (1966), Disraeli Gears (1967) e il doppio Wheels Of Fire (1968), e nello stesso tempo lo scioglimento del gruppo, all’apice del successo. Successivamente nascono i Blind Faith, con Presence of the Lord.

Siamo alla fine degli anni ’60, Clapton si aggrega a Bonnie e Delaney Bramlett, escono due album ma è con l’arrivo degli anni ‘70 che Eric sembra ritrovare la sua autentica vena creativa e la sua preferenza per la Fender stratocaster che sarà il suo simbolo.

Forma i Derek & The Dominos: Bobby Whitlock , Jim Gordon e Carl Radle e un altro virtuoso della chitarra elettrica, Duane Allman.

Il disco che uscirà, sarò considerato a lungo un puro capolavoro, sebbene all’inizio non abbia avuto il sucesso che meritava. E’ Layla and Other Assorted Love Songs, con la famosissima Layla, che resta ancor oggi una delle canzoni più celebri di Clapton, insieme alla successiva Cocaine (1977) scritta da J.J.Cale. Il tiepido successo e la scomparsa di Jimi Hendrix, a cui era legato da stima reciproca, e da sana competizione, sono eventi difficili da affrontare per Clapton. E con la morte successiva di Duane, in un incidente, incentiva l’uso di droghe pesanti, come eroina e cocaina. L’ultimo evento pubblico, nell’agosto 1971, è al Concert for Bangladesh, organizzzato dal suo grande amico, George Harrison, dove ripresenta il famoso assolo di While My Guitar Gently Weeps, fatto per il White Album dei Beatles, e solo due anni dopo, siamo nel 1973, Clapton ritenta la risalita.

Con accanto amici come Pete Townshend, si esibisce dal vivo al Rainbow, da cui viene tratto un live, e Clapton inizia una nuova fase della sua carriera, mantenendo i suoi toni blues ma fondendoli anche con altre influenze musicali.

I shot the sheriff, dell’allora ancora poco conosciuto Bob Marley, singoli fortunati come Willie and the hand jive e il pezzo di Bob Dylan Knockin on the heaven’s door. E’ il periodo di album importanti, 461, Ocean Boulevard e Slowhand.

E’ la consacrazione di Clapton come artista solista, e tutti i suoi lavori successivi manterranno l’impronta di questi lavori.

Citiamo EC Was Here con grandi assoli blues e Just One Night, che dal vivo raggiungono la loro massima espressione. Si sposa con l’ex moglie di George Harrison, Pattie, la Layla della canzone, e continua a lottare con i suoi perenni problemi di dipendenza da alcool e droghe.

Si susseguono collaborazioni importanti, come Phil Collins, e grandi manifestazioni, come il concerto in onore di Nelson Mandela, dove trova amici come Mark Knopfler e Elton John.

Il 1991 è l’anno della tragedia: muore il figlioletto Conor, a 4 anni. A lui dedica Tears in Heaven, e il dolore è in se ferita ma anche rinascita. Si riapre alla musica blues, compone la colonna sonora del film Rush (1992) e registra l’ MTV Unplugged, con solo chitarra acustica, suonando pezzi vecchi e nuovi dando loro una nuova veste acustica.

La storia dgli ultimi 15 anni vede FROM THE CRADLE (1995), di soli brani blues, PILGRIM (98), album più pop, alcune raccolte (BLUES e CLAPTON CHRONICLES. RIDING WITH THE KING con B.B. King), la reunion con i Cream (2005) e una rinnovata collaborazione di Clapton con J.J. Cale, autore di “Cocaine”. Continuano le esibizioni live e arriviamo al 2010 con CLAPTON.

E nel 2008 Eric si racconta in “L’autobiografia”, (Sperling e Kupfer), dove in 355 pagine, il grande chitarrista, ci regala il suo sguardo sulla musica ma ci fa entrare anche nel suo mondo personale, quello fatto di eccessi e esperienze dolorose, di frivolezze da star e fragilità.

Slowhand nella sua essenza e grandezza.








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