La storia che vi racconto oggi è quella di un bambino di sette anni rapito dalla Chiesa. Sì, rapito, avete letto bene. Anche se questa, in realtà, non è la parola esatta da utilizzare in questo caso.
La vicenda si svolge nel 1858 a Bologna. Una Bologna ancora sotto il dominio papale.
Il nome del bambino è Edgardo Mortara.
Una sera, la polizia dello Stato Pontificio si presenta alla porta della famiglia di Edgardo. Mamma Marianna e papà Momolo aprono. La polizia pretende la consegna del loro bambino. La motivazione è che Anna Morisi, la giovanissima cameriera, lo ha fatto battezzare.
Durante una malattia, la domestica ritenne che il bambino stesse per morire e, per paura che finisse nel limbo, decise di battezzarlo.
Ma non considerò un particolare importante: Edgardo era ebreo e secondo le leggi dello Stato pontificio una famiglia ebrea non poteva crescere un cristiano.
Così, la polizia sequestra Edgardo, lo conduce a Roma e lo affida ad una famiglia di ebrei convertiti al Cattolicesimo.
Pio IX prende a cuore la vicenda e si interessa personalmente delle sorti del bambino, appoggiando la Chiesa.
Hai genitori è concesso di vederlo di rado e mai da soli.
Tutti cominciano a parlare del bambino rapito “legalmente” dalla Chiesa. Scoppia un caso nazionale. E non solo. Le proteste arrivano da tutto il mondo e soprattutto da organizzazioni ebraiche britanniche, americane, tedesche e francesi: chiedono il ritorno di Edgardo dai suoi genitori. Protesta anche Napoleone III, nonostante sostenga il Papa.
Pio IX, però, non si fa smuovere dagli appelli e continua dritto per la sua strada. Dice: “non sono interessato a cosa ne pensa il mondo”. E ancora: “Avevo il diritto e l’obbligo di fare ciò che ho fatto per questo ragazzo, e se dovessi farlo lo farei di nuovo”.
I genitori fanno diversi tentativi di riportare a casa il ragazzo, ma non ci riescono. Il più occasioni, poi, è lo stesso Edgardo a dichiarare di voler essere e restare cattolico.
Nel 1867 entra nel noviziato. Nel 1871 il padre muore. A ventitré anni diventa prete. Viene inviato come missionario a Monaco di Baviera, Magonza e Breslavia. Passa gran parte della vita a convertire gli ebrei, ma con scarso successo.
Muore l’11 marzo 1940, dopo aver passato diversi anni in monastero.
È questa la storia raccontata nel libro di Vittorio Messori “Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX”. Un libro che riporta anche un documento esclusivo, essenziale per comprendere fino in fondo questa vicenda: il diario inedito di Edgardo Mortasa.
Ma qual è l’altra storia che si cela dietro il libro di Messori?
È una storia che capirete solo leggendo le parole stesse dell’autore. Parole che, al contrario di quanto immaginano i più, difendono Pio IX e denunciano le strumentalizzazioni subite in questo strano caso…
Buona lettura




Considero Pio IX un santo, per cui anche se mi fa pena il caso umano penso abbia fatto bene a comportarsi così. Il battesimo è un sacramento che apre le porte del Paradi-so. Un non battezzato, ammesso che riesca a restare un giusto, dopo eventuale Purgato-rio, dovrà attendere nel Limbo, finché questo non sarà assorbito dal Paradiso.
Un battezzato ha invece diritto agli altri Sacramenti, come l’Eucarestia che trasforma ogni Cristiano nel Corpo di Cristo e che garantisce una Resurrezione finale dalla parte dei Giusti, se uno muore in grazia di Dio o riceve almeno l’Unzione degli Infermi, Sacra-mento a cui è riserbata una indulgenza plenaria ed il perdono dei peccati se uno non è in grado di parlare e di confessarsi perché è fuori conoscenza. Risorgeranno anche i dannati, ma per il fuoco eterno in anima e corpo, per cui la loro non potrà essere chiamata vita, ma 2ª morte come ammonisce l’Apocalisse a cui fa eco San Francesco d’Assisi, con il famoso verso del Cantico delle Creature: Ca’ la morte secunda no li farrà male.
Quando noi mangiamo pollo il pollo, inferiore all’uomo, diventa parte di lui né sa più trovare in sé cosa era pollo, perché la sua carne è fusa con la nostra. Se io mi cibo di Dio infinitamente superiore ad un uomo, Gesù Eucarestia, è la mia carne di uomo che viene assorbita dal Corpo Mistico di Gesù che è la Chiesa trionfante che vivrà in Paradiso, o meglio nei Cieli Nuovi e sulla Terra Nuova misteriosa che nessuno ancora conosce perché non è stata rivelata totale. Ognuno avrà però un corpo glorificato a somiglianza di Cristo Risorto e Asceso e di Maria Santissima, già assunta in Cielo in Anima e Corpo.
Forse senza sospettare il profondo perché, uno dei temi dell’esame di maturità di quest’anno era all’incirca: L’Uomo è quello che mangia. Come è vero! Per questo è im-portante la confessione, il restare in grazia di Dio, la Santa Messa e soprattutto la Co-munione non solo Domenicale, ma se è possibile quotidiana.
Aborto, divorzio, matrimonio civile, omosessualità, perfino il peccato impuro solitario e la pornografia separano da Dio e sono da rifuggire o da confessare prima di fare la Co-munione, così come ogni peccato grave contro la legge di Dio delle dieci Parole.
Resta invece emblematico il comportamento dei genitori di questo bimbo, che nono-stante l’amore verso il figlio che avrebbe dovuto convertirli, restarono tetragoni e chiusi alla Verità. Resta incomprensibile anche lo scarso impatto che costui ebbe come sacerdote sui suoi ex correligionari contemporanei. Questo è molto doloroso.
Il popolo Ebraico, nostro fratello maggiore, sarà proprio l’ultimo ad accettare Gesù come Messia e Salvatore e quando la loro conversione avverrà in massa, e riusciranno a dire: Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, essi lo vedranno di nuovo tor-nare, rapido come il lampo, che solca il cielo da oriente ad occidente e con onnipresenza divina, perché come dice San Paolo, dopo poco seguirà la seconda venuta di Cristo per il Giudizio Universale, preceduto è ovvio dalla fine del mondo per volontà e parola divina, come ad una parola di Dio apparvero dal nulla il Cielo e la Terra.
Questo avverrà però solo dopo che Gerusalemme avrà subito quella distruzione totale, dove non resterà pietra su pietra e che mi sa tanto di distruzione atomica. Chissà quanti millenni dovranno passare ancora, perché tanti altri popoli prima di quello ebraico dovranno diventare cristiani. La distruzione del 70 DC ha lasciato troppe pietre e non può essere quella indicata da Gesù in Luca, che precede di poco la fine del mondo, ma una delle varie subite da Gerusalemme, ribelle testarda e storica alla volontà di Dio, punita perciò tante altre volte da Dio, con Assiri Babilonesi e Romani, da Nabucodonosor a Tito.
Augusto.
P.S.
Caro Vittorio, vorrei il tuo indirizzo email perché vorrei aiutarti sul tuo prezioso lavoro in difesa della Chiesa con ricerche mie, che adoperano anche gli scritti di Maria Valtorta.