Roberto Gilli
Cos’è per lei l’eLiterature?
Il medium digitale porta con sé una serie di possibilità che la carta stampata non ha. Le possibilità che il mondo digitale ci offre sono quasi infinite ma non è detto che tutto quello che “si può fare” debba per forza essere fatto: è necessario sposare le possibilità del medium con le necessità espressive. In fondo, nell’arte, tutto deve essere necessario, deve avere un senso.
Per me l’eLiterature è la ricerca di questo linguaggio. Significa aprire la creazione a nuovi aspetti che prima non erano possibili ma, nello stesso tempo, applicare un controllo rigoroso alla forma che si ottiene.
Parlo di ricerca di un linguaggio perché credo che l’eLiterature sia un grande cappello sotto cui possono e devono avvenire infinite ricerche con infiniti risultati diversi: è un po’ come dire “prosa” o “romanzo” o “pittura”: ogni artista fa delle opere che sono personali, ogni artista deve trovare la forma che è più consona al contenuto che vuole comunicare.
L’importante e il difficile, come sempre, è fare le cose bene.
E cos’è l’e-poetry?
L’e-poetry è il sottoinsieme che si forma dall’unione tra poesia e medium digitale. La poesia è l’anima dell’umanità e da sempre ha preso infinite forme: danza e canto, scrittura, sussurro, lieder o poesia concreta. Ora la poesia può utilizzare il multimedia e il digitale: ma è sempre poesia, è sempre quel respiro di vita che ha attraversato la storia dell’uomo.
A differenza dell’e-Literature in generale, la e-poetry non si concentra sulla narrazione e lo storyelling ma descrive “piccoli frammenti di universo”. Il rapporto tra questi due mondi è semplice: proprio come la differenza tra una poesia e un romanzo.
Poesia 3D, poesia dinamica, poesia multimediale, poesia generativa o ipertestuale: ci spiega la differenza?
Sono termini, etichette, che descrivono diverse forme: la sostanza non cambia. Sono sempre poesie che vivono sul supporto digitale e che di questo medium prendono di volta in volta degli aspetti, delle potenzialità, che possono sposarsi con i contenuti (e con la parola).
Descrivo brevemente.
Poesia 3D: una poesia che utilizza aspetti spaziali 3D (virtuali) per il suo svolgersi: una verso che scorre su un palazzo, un quartiere come un sonetto, una città come una raccolta di poesie. Il lettore esplora le poesie camminando e guardandosi in giro. Lo spazio stesso diventa significativo: ambienti ampi o opprimenti saranno usati con finalità diverse (vedi il mio lavoro Wanderung Digitale).
Poesia dinamica: è una poesia che sfrutta il movimento delle parole sul video: oscillazioni, parole che scorrono, lampi. Spesso questa dinamicità introduce degli aspetti “orali” alla parola scritta: come in una recitazione infatti, nella poesia dinamica il testo non si lascia afferrare e ci costringere a scorrere con lui (vedi per esempio il mio Avatar7, “Foglie” o la mia op9).
Poesia multimediale: è una poesia che unisce diversi media come per esempio i suoni, le immagini, i video, la voce recitante e la parola scritta. È la forma più complessa e sfidante per un poeta (vedi per esempio tutti i “quattro poemi” del ciclo “quattro uomini”).
Poesia generativa: è una poesia che sfrutta le potenzialità di calcolo del computer per generare di volta in volta un’opera diversa. È forse uno degli aspetti più decisamente digitali in quanto tutto ciò che è multimedia può essere fatto anche con video o performance o installazioni. La generazione casuale ma controllata dell’opera è uno stacco completo dall’arte come la conosciamo (a parte qualche esperimento dada o della scuola Oulipo) e offre grandi potenzialità ma anche grandi difficoltà. Per esempio è necessario decidere a che livello, a che “granulosità, applicare il “caso controllato”: per esempio può essere a livello di verso (vedi la mia opera “parole digitali”) o a livello di poesia (come nel caso del mio lavoro “quattro uomini”).
Poesia ipertestuale: è una poesia che non offre un unico flusso e in cui, in genere, il lettore sceglie dove e come procedere. L’ipertestualità si sposa, secondo me, più con la prosa che con la poesia ma si possono fare esperimenti anche in versi se, per esempio, ci si stacca dalla lirica e ci si avvicina al poema (la mia opera ULE del 1996, per quanto scritta con un linguaggio che adesso non considererei poetico, tenta questa ricerca).
Quando si è avvicinato a questa forma d’arte?
Io ho sempre amato scrivere e disegnare. Tentavo creazioni generative non digitali scrivendo poemi o storie su foglietti di carta e post-it che il lettore poteva mescolare o combinare sulle pareti a modo suo ma solo quando ho avuto il primo computer (un “portatile” enorme, senza disco rigido, con due floppy da 700k e video nero/verde da 5 pollici), nei primi anni novanta, ho cominciato a sperimentare veramente le possibilità del digitale.
Lei sta pubblicando sul suo sito anche degli ebook, che rapporto c’è tra eLiterature e gli ebook?
Sto pubblicando miei vecchi lavori testuali e grafici con la tecnologia ePub, lo standard degli ebook, ma non li considero degli esempi di eLiterature. Di fatto quando parliamo di ebook parliamo di libri tradizionali in formato elettronico. Lo standard attuale permette solamente la creazione di link interni al testo (sto per pubblicare una piccola storia multipercorso). Il prossimo standard (ePub 3) permetterà di creare opere più propriamente digitali, più eLiterature che “libri in digitale”, introducendo la gestione del multimedia e della programmazione.
A cosa lavora in questo periodo?
Sono partito dalla scrittura e poi ho affrontato, in questi ultimi dieci, dodici anni, il mondo dell’eLiterature. Adesso credo di aver concluso il mio primo ciclo e mi sto concentrando di nuovo sul puro testo. Scrivo in versi o in prosa senza occuparmi di digitale o multimedia. Faccio però esperimenti e prove. Ho esplorato il rapporto tra versi, piccole estensioni e quotidianità all’interno di Twitter. Poi lavoro sulle potenzialità degli ebook e dei nuovi device come i tablet: ci sono cose carine che si possono fare con le immagini e con la mescolanza tra testo e web.
Infine lavoro sui software di dialogo in linguaggio naturale: credo si possano tentare delle forme artistiche legate al mondo dell’intelligenza artificiale. Ho messo [in incognito ; -)] degli agenti dialoganti in rete e stanno diventando maturi: il progetto è ambizioso e ci vorrà ancora un po’ di tempo.
Non mi sembra che abbia abbandonato il digitale…
Beh, effettivamente, anche se il mio focus è sulla scrittura, continuo la ricerca: è questo il bello dell’eLiterature!
Progetti per il futuro?
Escludendo la pura scrittura, ho delle opere che sto definendo meglio. Una è un progetto artistico legato a Twitter. Un progetto si concentra sugli ebook e i tablet nella loro forma attuale e in attesa che lo standard dia più spazio a forme “non convenzionali”. Poi, sfruttando le mie ricerche lavorative, c’è il mondo dell’intelligenza artificiale.
Se qualcuno volesse contattarla?
Sul mio sito c’è una sezione “contatti”: sono sempre interessato a sentire commenti o a scambiare idee: ogni comunicazione è ben accetta.










