Prima le presentazioni…
Eccomi: mi occupo d’arte e poesia digitale a livello internazionale, dal 1990. Scrivo poesie dall’età di quattordici anni… una gioventù “maledetta”, laurea in Lettere alla Sapienza, tutti i lavori, due mariti – il primo mussulmano – due figli…
Cosa Le piacerebbe sapere?
Ho vissuto a Foggia (dove sono nata nel 1957), a Roma (per trentacinque anni), a Monza, a Monaco, ma ho nel cuore molti altri luoghi dove sono stata – viaggiare è pane per la mente e per la poesia in tutte le forme – non mi fermo mai. Particolarità: una delle più vecchie fan di rave parties e musica Goa.
Attività artistica: pittura, fotografia, letture pubbliche, performance multimediali fino al 1990. Dal 1990: arte e poesia digitale. Dal 1997: net-art, net-poetry.
Oltre trecento mostre e festival nei cinque continenti.
Ho pubblicato un romanzo ( Còlor còlor , finalista al Premio Feronia nel 1999), un saggio tradotto in inglese (Tecno-Poesia e realtà virtuali, 2002) che è una mappatura internazionale della e-poetry negli anni Novanta; un libro di poesie (Fenomenologie seriali, 2010 ).
Un libro+DVD in uscita (Virtual Mercury House, Polimata, 2011), che contiene documenti di portata “storica”: la prima astronave di poesia che atterra su Second Life e altri eventi connettivi, come il primo Net-Poetry Reading in Web Cam, creati nella Biennale di Venezia del 2009 per celebrare il centenario del Futurismo.
Dal 1992 al 2000 ho curato il primo archivio internazionale di e-poetry in Italia (Art Electronics and Other Writings), da cui provengono le opere presenti in numerose rassegne di e-poetry degli anni Novanta in spazi alternativi e istituzionali, come il Museo Pecci, Palazzo Sanguineti di Bologna, Palazzo Ducale di Genova, Palazzo delle Esposizioni di Roma e molti altri, anche all’estero.
Nel 1998 ho coinvolto alcuni tra i maggiori esponenti dell’avanguardia italiana e internazionale nel primo progetto planetario di net-poetry, Karenina.it.
Nel 2001 il primo progetto di net-poetry nella Biennale di Venezia (Azione parallela-Bunker, in Bunker Poetico); dal 1997 ho partecipato a sei edizioni della Biennale ed eventi collaterali, collaborando anche come curatrice in eventi partecipativi che hanno coinvolto centinaia di artisti nel mondo e hanno riguardato la videopoesia, la net-poetry, la net-art, l’arte digitale, la fotografia.
Mi fermo qui; per sapere di più: http://xoomer.virgilio.it/cprezi/caterinadav.html
Cos’è per Lei l’eLiterature?
È una varietà di esperienze che coniugano scrittura creativa e nuovi media elettronici.
Quando ho cominciato ad occuparmene era ancora possibile una distinzione tra produzione analogica e digitale; oggi non più, per la trasversalità dei media digitali in tutti i campi della produzione e circolazione della cultura.
E la net-poetry?
Lo specifico della net-poetry, che la differenzia dalla digital poetry, dalla video-poetry e da altre esperienze di e-poetry, con cui può comunque intrecciarsi, sta nell’essere prodotta in network, in una dimensione comunicativa, connettiva e collettiva. Tutti i miei eventi di net-poetry si basano su alcuni concetti, che sono:
1) l’opera d’arte come network, dai confini indefiniti, un’opera d’arte aperta, 2) connettività e communicazione come materiale dell’arte, 3) la poesia come happening on line, 4) il concetto di performance multi-locata. Un evento è articolato in una serie di azioni virtuali e reali, collocate simultaneamente in più spazi. La net-poetry coinvolge un ambiente interattivo on line e le modalità d’interazione sono molteplici.
Quali sono i Suoi ultimi lavori?
Alcuni lavori, vecchi e nuovi, sono stati presentati negli Stati Uniti all’Università Suny Buffalo, nel maggio scorso, in occasione del decennale del festival E-Poetry, cui ho partecipato, e che ha riunito i maggiori esperti mondiali del settore.
Tra le mie opere più conosciute, la già citata astronave di poesia che atterra su Second Life (The First Poetry Space Shuttle Landing on Second Life), installazione virtuale e work in progress che ha coinvolto oltre 200 poeti internazionali; Network_Poetico Net-Poetry Reading in Web Cam, lettura di poesia e chat poetica in connessione Skype; l’evento si è svolto nel 2009 dal vivo nella sala stampa di San Servolo, a Venezia, e ha coinvolto poeti da vari continenti e paesi. La chat completa è pubblicata nel menzionato volume Virtual Mercury House, edito da Polìmata.
Ho prodotto alcuni video digitali in collaborazione con musicisti, come Mirko Lalit Egger, un artista di Mumbai che vive a Zurigo, con cui ho realizzato anche Goa Radio Station from North Pole, un autoritratto “psichico” che contiene grafiche digitali, effetti sonori e frame digitali prodotti in varie epoche.
L’ultima mia video-poesia è Finally I Remember, con musica del gruppo punk rock The Nuv; questo video esplora la genesi “violenta” della poesia, le sue misteriose radici.
Sempre nel 2011 ho realizzato “Nano Fluxus” una giocosa poesia oggetto (non elettronica) a sfondo ecologico, tributo al movimento Fluxus, presentata al Museo Civico Archeologico di Anzio e Nettuno.
Un altro lavoro recente è l’installazione “Alieni in safari“: oltre 70 fotografie, elaborazioni grafiche digitali e testi, stampati su alluminio, dedicati agli spazi selvaggi della savana del Kenya, nella mostra collettiva itinerante Infinite Spaces, che ha toccato varie sedi, tra cui il Museo della Civiltà Romana di Roma.
Attualmente ho due lavori digitali in mostra in una collettiva internazionale a Venezia, dal 1° giugno al 30 luglio 2011: “End of the World” e “Mapping the Earth as an Unknown Planet”, elaborazioni da due scatti fotografici effettuati a Goa, in India.
Da dove viene la Sua ispirazione artistica?
Quella che chiama “l’ispirazione artistica” è uno stato dell’essere e il momento di un viaggio. Per me viaggiare, a livello virtuale e reale, è un “carburante” per ogni tipo di invenzione. E ancora: la musica, la memoria, l’identità, e abbandonare ogni cosa nota, essere aperti e “ramificati” verso ogni esperienza, anche interiore… Poi, come per gli antichi: le muse…
Anche i nuovi strumenti che la tecnologia mette a disposizione possono suggerirci nuove poetiche, soluzioni formali, ipotesi, strutture. L’artista ha perso il contatto diretto con la natura, che è sempre più mediata da immagini filtrate e riprodotte dai mass media e dai nuovi media. Il tema era già stato oggetto di una riflessione da parte degli artisti della Pop Art, che hanno voluto rappresentare quella superficie impalpabile e virtuale dei media, che si frappone tra noi e il mondo, la serialità delle merci e la società dei consumi.
Oggi Internet ci pone di fronte a un paesaggio telematico, fatto di passaggio di informazioni, di comunicazione: è ciò con cui ci relazioniamo, che ci presenta una visione del mondo e che dobbiamo “rappresentare”, con cui interagiamo riproducendone i meccanismi. L’arte che ne scaturisce è aniconica, in progress, performativa, fatta anch’essa di flusso di comunicazione.
Ci suggerisce qualche artista che lei ritiene interessante?
Sì, apprezzo Joerg Piringer, e anche Loss Pequeno Glazier, e in Italia il grande maestro Gianni Toti, l’inventore della “poetronica”, che purtroppo ci ha lasciato.
Progetti per il futuro?
Tradurre in inglese la mia opera Alieni in safari – Luce dall’Inferno, una raccolta di poesie e fotografie digitali, dedicata ai luoghi, e che nasce dall’esperienza di vari viaggi in India, in Nepal e in Africa, ma è anche un viaggio nel tempo, in luoghi della memoria.
Un altro libro che presenta il mio percorso nell’arte digitale dal 1990 (Rumors & Motors) e contiene testi critici di esperti di e-poetry internazionale e dell’avanguardia italiana.L’ultima opera cui sto lavorando è una nuova raccolta di poesie sull’Africa e altro: Aspettando la fine del mondo.Inoltre lavorerò sui molti materiali video e fotografici realizzati in questi viaggi.
Poi c’è un romanzo in cantiere da anni, ed è il mio vizio segreto…
Francesco Forestiero



