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Il falso massacro di Timisoara

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Oltre la verità dell’informazione…

Non tutto ciò che si racconta sui giornali è vero.

Spesso, i fatti sono travisati da un’informazione deviata o di parte. Un’informazione che in passato è caduta troppe volte nel vortice della disinformazione o dell’incompetenza.

Per fortuna, però, la verità prima o poi viene a galla! E lo fa quasi sempre grazie a persone straordinarie. Gente che non si ferma alle apparenze, ma si spinge oltre, e va fino in fondo alla notizia. Là, dove la massa non arriva e dov’è necessario un occhio critico per leggere la melodia distorta incisa sul pentagramma dell’informazione.

bugie Il falso massacro di TimisoaraNel Belpaese, gente del genere ce n’è tanta. Abbiamo molti bravi giornalisti che sanno fare il loro mestiere e non si fermano davanti ad una maschera. Abbiamo professionisti che hanno impedito alla strage di Ustica di essere archiviata solo come un’anomalia al DC9 Itavia e che hanno visto un collegamento tra i delitti della Uno bianca e non li hanno considerati solo come degli omicidi disseminati commessi da una serie di balordi. Abbiamo gente come Michele Gambino e Sergio Stingo, che nel 1989 smascherarono uno dei più grandi falsi del giornalismo: il massacro di Timisoara.

Passiamo ai fatti.

051222timisoara3 Il falso massacro di TimisoaraCi trovavamo in un periodo particolare. Era iniziata già da un po’ la disgregazione delle dittature sovietiche e, uno dietro l’altro, stavano crollando tutti i tiranni. In Romania c’era Ceauşescu, il dittatore Nicolae Ceauşescu.
Una sera, nel periodo di Natale, i TG iniziarono a parlare di una strage: un massacro avvenuto a Timisoara durante una delle tante rivoluzioni. La TV trasmise immagini orribili, di corpi straziati e dilaniati, estratti da “fosse comuni allestite in tutta fretta dal regime”. I giornalisti mandarono in onda le foto di una rivolta cruenta che durava da diversi giorni. Una rivolta che si concluse con la caduta e la condanna di Ceauşescu.
Il dittatore, dopo un processo veloce, venne giustiziato.

E così, fu archiviata una delle più sanguinose rivoluzioni della storia: oltre 4.000 morti. Ma non era vero!

Gambino e Stingo non ci videro chiaro e realizzarono un’inchiesta. Andarono alla ricerca dei corpi. E non ne trovarono. Fu allora che venne fuori la verità. Una realtà che non coincideva affatto con quanto avevano raccontato i giornali.

A svelare il segreto fu il custode del cimitero dal quale provenivano quei corpi. Il guardiano rilasciò una dichiarazione inquietante: “Quei corpi sono di vagabondi, barboni, ubriaconi. Questo è il cimitero dei poveri. Non c’è stata tortura, ma autopsia: perciò i cadaveri sono stati tagliati dal mento all’addome e ricuciti. Ho detto a tutti la verità, anche ai giornalisti ma non mi hanno dato retta”.

Un’affermazione che ritroviamo nel bel libro di Claudio Fracassi, Sotto la notizia niente, assieme al terribile racconto di Gambino e Stingo: “Eravamo in preda ad un misto di oppressione e di curiosità: in una casetta di cemento, una delle camere di tortura della Securitate, c’è il cadavere di un uomo su un tavolaccio di ferro, la pancia squartata e poi grossolanamente ricucita. Poco distante, in fila su un lenzuolo, ancora cadaveri; una ventina, nudi. Uno sembra trattenere le viscere rinsecchite tra le mani. Due metri più avanti la scena più orrenda, il corpicino di un neonato sul ventre di una donna. Ma c’è qualcosa di strano… almeno la metà dei cadaveri sono in avanzato stato di decomposizione, non c’è bisogno di essere degli esperti per stabilire che la morte risale a diverse settimane fa; e ancora: la madre del bambino ha almeno una sessantina di anni, e il suo cadavere è peggio conservato di quello del presunto figlio”.

Personalmente, stimo molto Michele Gambino. Non solo perché è stato mio insegnante di Giornalismo, ma perché lo reputo un vero professionista dell’informazione: uno che non si ferma alle apparenze, ma va oltre.








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