I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca: recensione
Erri De Luca in I pesci non chiudono gli occhi sorprende e spiazza il suo lettore, mettendo insieme una serie di frasi che sembrano comporre una lunga e significativa poesia, leggera e pura nello stile. Tra le righe sono esaltati i valori su cui si fonda l’esistenza dell’autore: la giustizia, la bellezza, la rabbia e la “napolitanità” che si percepisce qua e là fra le tracce di dialetto.
Il libro racconta con una tenerezza indescrivibile il minimo ma il necessario, del passato da bambino di un uomo di cinquant’anni che dimentica, ricorda e ama, nonostante percepisca nella parola “amare”, un qualcosa di fastidioso e irritante.
Quel bambino, protagonista della storia che ha sullo sfondo l’azzurro del mare delle vacanze a Ischia negli anni 60, ha dieci anni, è timido e insicuro ed è alle prese con il proprio corpo che non riesce a stare al passo con la testa. La mente a dieci anni comincia a spaziare, va, corre avanti ma il corpo resta quello di un bambino. E mentre sua sorella ha un carattere solare e vive ogni situazione con facilità, per lui tutto diventa un problema, soprattutto il rapporto con gli altri.
E ancora un padre che vive lontano in America e una madre che non lo ha voluto seguire per non abbandonare i luoghi dov’è cresciuta. Ed è proprio lei a narrare sempre, in dialetto, di una Napoli sotto le bombe della seconda guerra mondiale, delle manifestazioni di piazza, degli scontri con la polizia e del carcere.
Il protagonista capirà così i sacrifici dei suoi genitori ma durante la vacanza a Ischia imparerà ad accostarsi soprattutto al mondo dei pescatori. Conoscerà il mare che diventerà per lui un mondo speciale, una sorta di rifugio. Dunque c’è sempre la spiaggia in sottofondo e presto arriva anche l’amore: lei, una ragazzina del nord appena più grande, bella come mai ne aveva viste e con la quale ha in comune la passione per la lettura.
Lei scrive e legge libri gialli tutto il giorno, vuole solo la sua compagnia e così come succede in tutti i lavori di De Luca, con una frase rivolta al protagonista, sempre lei darà il titolo al libro: “Tu sei come i pesci. I pesci non chiudono gli occhi!“. Ed è la ragazza a condurre il gioco e a far conoscere al bambino il significato della parola “amare”: lettere che non rappresentano qualcosa di astratto ma che in concreto lasciano il segno e accompagnano il protagonista del libro, verso l’età adulta. Ma il ragazzo dovrà affrontare anche le cattiverie e le gelosie dei suoi coetanei che, tentando il corteggiamento della ragazzina senza successo, si accaniranno su di lui con violenza. Ma lui si lascerà colpire senza reagire – perchè il suo corpo lui lo odia – per poi godere dei baci e delle tenerezze del suo amore, l’ultima notte, prima della partenza.
E in quest’uomo che ricorda il suo passato di ragazzino, si vedono chiari i tratti distintivi dell’autore che spiega in “I pesci non chiudono gli occhi“, l’origine delle proprie scelte nella vita e dei suoi comportamenti e affronta l’analisi del suo carattere che si è formato proprio in quel periodo della sua vita. Nella fase tra fanciullezza e età adulta.
Il dettaglio con cui De Luca descrive la psicologia infantile fa riflettere sui valori della vita e sui ricordi del passato che in fondo non è mai dimenticato.
Il libro è malinconico ma nella sua narrazione, di una semplicità e di una delicatezza estreme e per il lettore è facile farsi trasportare dalle emozioni che il bambino protagonista vive.










