L’arresto di Provenzano, dei Lo Piccolo e di tanti altri pericolosi latitanti è opera di 55 eroi moderni
«Vai papà, e prendi i cattivi».
È quello che il figlioletto dice durante il suo compleanno. Quando il genitore si scusa col piccolo perché non può restare alla festa. Ma deve tornare al lavoro per dare la caccia ai “cattivi”.
Segno di un animo nobile, di un grande senso del dovere e di un forte spirito di sacrificio. Lo stesso spirito che anima la volontà di un eroe e lo stesso senso del dovere che alberga nel suo cuore: quello del padre, I.M.D.
Perché scrivo solo le iniziali? Semplice, per ragioni di sicurezza. Perché I.M.D. è un funzionario di polizia che fa parte della squadra Catturandi della questura di Palermo, il team d’élite che ha messo in manette Bernardo “Binnu” Provenzano e i fratelli Salvatore e Sandro Lo Piccolo.
Lo chiamano il “maresciallo dei telefoni”, è sposato, ha 36 anni e due figli, e combatte ogni giorno la criminalità organizzata con costanza e impegno. Spesso, con la sola forza della determinazione. Visto che, come la stragrande maggioranza degli agenti di polizia, guadagna solo 1.400 euro al mese. Senza straordinari e senza gratifiche. Ma con tanta passione e sacrificio.
Come per l’arresto di Provenzano, quando gli uomini della Catturandi fanno turni di 24 ore consecutive. Nascosti in un buco scavato nella terra fredda, in montagna, da soli, dotati esclusivamente di un sacco a pelo e di un binocolo.
Ore ed ore di straordinari non pagati. Ma che poi, grazie a manifestazioni pubbliche con tanto di striscioni e cartelli, gli vengono riconosciuti.
Nonostante ciò, I.M.D., come tutti i 55 membri della Catturandi, dà anima e corpo per assicurare alla Giustizia i latitanti più pericolosi. Come Domenico Raccuglia, considerato il numero due Cosa nostra, il braccio destro di Provenzano, arrestato il 15 novembre scorso. E che oggi si trova in isolamento vicino Tolmezzo.
Una bella vittoria, non c’è dubbio. Però non basta!
La buona volontà c’è. Il sacrificio pure. Come quando un ispettore di polizia, per tenere d’occhio un portone, è costretto a nascondersi per diversi giorni nel bagagliaio della Fiat Ritmo del padre di un membro della squadra.
Ma non è ancora abbastanza…
Il vero problema sono i soldi. Ma non gli stipendi dei ragazzi del team. Quelli posso anche essere di soli 1.400 euro al mese, quanto i fondi necessari per combattere la criminalità.
Le difficoltà nel reperire le risorse rallentano troppo le forze dello Stato. E portare avanti una guerra senza mezzi è difficile. Soprattutto, è difficile tenere il passo in un confronto come questo, che ormai dura da tanto tempo. Ma tanto. Anche troppo! Per I.M.D., sin da quando, quasi vent’anni fa, entrò a far parte della Polizia di Stato con l’obiettivo di combattere la Mafia.
«Un latitante investe enormi somme di denaro per garantirsi il suo stato – racconta I.M.D. al settimanale Avvenimenti – e se tu non investi più di lui per penetrare nel territorio dove si nasconde non riuscirai mai a prenderlo». E continua: «Facciamo l’esempio del Lo Piccolo. La quantità di denaro che entrava nelle casse della famiglia è quantificabile in quasi 40mila euro alla settimana. Questi, in un mese avevano a disposizione 160mila-170mila euro. A volte anche di più».
E lo Stato, invence, quanto investe? Poco. Sicuramente troppo poco. I.M.D. racconta – allo stesso settimanale – di missioni finalizzate ad accompagnare in diversi uffici d’Italia i collaboratori di giustizia, anticipando tutte le spese di tasca propria. Spese, che a volte, non vengono rimborsate per mesi.
Questa e tutte le altre problematiche incontrate, I.M.D. le ha raccolte e raccontate in un libro. Un bellissimo volume edito da Dario Flaccovio Editore, che ha come titolo proprio il nome della squadra, Catturandi.
È uscito a marzo di quest’anno, costa solo 12 euro ed ha una foliazione di 192 pagine: 192 pagine di caccia ai latitanti, di appostamenti, di turni di sorveglianza estenuanti, di inseguimenti, strategie investigative e sacrifici; 192 pagine di vita al servizio dello Stato; 192 pagine di guerra!
Una guerra che è come una partita di scacchi infinita. Tra equilibri fragili e precari. Dove la posta in gioco non è una vittoria vanesia conseguita dietro una scacchiera, ma la libertà, da un lato, e la sopravvivenza, dall’altro.
Ve lo consiglio vivamente. Leggetelo. Scoprirete come l’ingegno, la costanza e il coraggio possano avere la meglio sulla criminalità, sul potere del danaro e sull’indifferenza della gente. E soprattutto, capirete chi è davvero un eroe.
Un eroe da 1.400 euro al mese…




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