Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda: pagine che fanno soffrire e riflettere
La storia di Enaiatollah Akbari comincia in un piccolo villaggio tra le montagne dell’Afghanistan, un paese martoriato dalla guerra, dilaniato da anni di conflitti etnici e religiosi.
Enaiatollah è nato a Nava, nella provincia afghana di Ghazni, dove è vissuto fino all’età di dieci anni, insieme a sua madre e ai suoi due fratelli. La sua famiglia è sciita e appartiene alla minoranza etnica hazara; una minoranza sottomessa e vittima di soprusi da parte della maggioranza pashtun, per i quali è costretto a lavorare anche il padre di Enaiatollah. Durante un viaggio tra l’Iran e l’Afghanistan, il suo camion viene assaltato dai banditi: l’uomo perde la vita e la sua preziosa merce. Quando questa tragedia si abbatte sul destino della famiglia Akbari, il piccolo Enaiatollah ha solo sei anni ma i pashtun pretendono comunque la sua schiavitù come compenso per la merce perduta. Per quattro lunghi anni è costretto a nascondersi e a vivere nell’angoscia lacerante di essere strappato per sempre dalla sua famiglia. Fino al giorno in cui è sua madre a prendere la triste decisione di portare Enaiatollah il più lontano possibile da Nava, dall’Afghanistan, da un destino di miseria e morte che per lui appare già segnato.










