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Categoria ‘Frasi di libri’

#13 – da Due anni senza gloria di Lodovico Terzi

Tratto da Due anni senza gloria, il bellissimo libro di Lodovico Terzi: una perla di realtà nella nutrita letteratura sulla seconda guerra mondiale.

Mia madre morì il 2 luglio, e la notizia mi arrivò una decina di giorni dopo.

Dopo aver scritto una lettera a me e a mio fratello, aveva preso la bicicletta e con la Magda era andata fino all’ospedale di Seravezza, dove la più giovane delle due sorelle, che per noi ragazzi era la zia Nennè, aveva appena avuto un bambino.

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Il profumo delle foglie di limone: pagina 69

“Ero arrivata fin lì mettendo a repentaglio la mia vita perché in quel momento stavo meglio con loro che senza, ma questo non mi impediva di considerare l’ipotesi che potessero condizionare positivamente il mio futuro. Vedevo già crescere mio figlio in quella casa e portarlo a scuola in fuoristrada. Avrei venduto la Mercedes e affittato il piano di sopra per poter vivere senza preoccupazioni economiche. In veranda avrei installato un piccolo laboratorio di ceramica e mi sarei dedicata al lavoro artigianale. Magari avrei potuto anche vendere qualche pezzo al mercatino del giovedì.

E tutto questo lo avrei ottenuto perché Fred e Karin mi volevano bene come a una nipote, anzi più che a una nipote, perché il nostro rapporto era spontaneo, lo avevamo scelto e non ci era stato imposto dai vincoli di sangue. Su questo poi ci sarebbe stato molto da discutere: in fondo che cos’era quella storia del sangue?

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Il linguaggio segreto dei fiori: frasi e incipit

Piccole parti di uno dei libri più venduti dell’anno: Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh.

Eccovi l’incipit e qualche frase.

Incipt
Il musco è stato eletto a emblema dell’amore materno perché, come quell’amore, riscalda il cuore quando l’inverno delle avversità ci coglie di sorpresa, e quando gli amici dell’estate ci hanno abbandonato.
Henrietta Dumont, The Fiorai Offering

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#12 – da Giro di vite di Henry James – Incipit

Il racconto ci aveva tenuti attorno al focolare col fiato sospeso, ma a parte l’ovvia osservazione ch’esso era raccapricciante, come doveva essere una strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa, non ricordo che suscitasse alcun commento finché qualcuno disse ch’era quello il primo caso in cui s’imbatteva d’una simile esperienza toccata a un fanciullo. Si trattava, se ben ricordo, di un’apparizione  in una casa altrettanto vecchia di quella in cui eravamo riuniti per l’occasione – una visione spaventosa apparsa ad un bambino che dormiva nella camera di sua madre e che l’aveva svegliata terrorizzato; svegliata non per vincere il suo spavento e per farsi teneramente riaddormentare, ma perché lei stessa, prima di riuscirvi, si trovasse davanti la medesima visione che l’aveva sconvolto.

#11 – da La fabbrica dei corpi di Patricia Cornwell

Davanti alle finestre della mensa alcune grasse marmotte prendevano il sole sull’erba, mentre io mangiavo insalata e Marino raccoglieva dal piatto gli ultimi resti di pollo fritto.
Il cielo era di un azzurro slavato e gli alberi lasciavano già presagire il tripudio di colori che li avrebbe incendiati al culmine della stagione autunnale. In un certo senso invidiavo Marino. L’impegno fisico che lo aspettava quella settimana sembrava quasi un sollievo in confronto a ciò che aspettava me, o meglio, che incombeva su di me come un enorme, insaziabile uccello appollaiato su un alto trespolo.

 

Gli incipit di Giudici

Ecco gli incipit di Giudici, il nuovo libro di Camilleri, De Cataldo e Lucarelli. Il volume, edito da Einaudi, è composto da tre racconti. Tutti ruotano attorno alla figura del giudice.

Il giudice Surra di Andrea Camilleri
Il giudice Efisio Surra arrivò direttamente da Torino a Montelusa quindici giorni dopo che il primo prefetto dell’Italia unita, il fiorentino Falconcini, aveva preso possesso della carica. Prima che il giudice si presentasse in città di persona, su di lui si vennero a sapere un po’ di cose. Come? Per quali vie? Forse qualcuno tra i collaboratori che Falconcini si era portato appresso lo conosceva e ne aveva parlato.

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L’incipit di Insolita storia di una vita normale di Carlo Repetti

De la Sierra Morena Cielito Lindo, vienen bajando…
Da qualche patio lontano arrivavano le note della canzone più amata.
Canta y no llores, porque cantando se alegran, Cielito Lindo, los corazones
Profumo dolciastro di fiori maturati nel caldo del mattino, odore di candele e di finestre chiuse, la strana presenza di panni di velluto nero bordati in oro piegati sul tavolo e sulle sedie della sala, colpi di tosse e singhiozzi improvvisi di mia madre e delle donne di casa, concitazione, frasi sussurrate e fuori, nel primo sole del mattino, dove la lucertola già corre sul muretto a secco della chacra, seduta di schiena in un angolo la figura di un uomo, mio padre forse, le spalle scosse da un pianto silenzioso che si alzano e si abbassano ritmicamente in un effetto che a me e a mia sorella pare irresistibilmente comico, risate trattenute a stento con una mano sulla bocca

L’incipit de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

“Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c’era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.

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